14 Apr Oltre Il Mito Del Talento: Creatività E Formazione Musicale
(continua dal precedente articolo “Apprendimento per rapporto: il Laboratorio ANORA come esperienza creativa”)
(…) Sentivo dire spesso “quello è nato per la musica” oppure “la creatività è un dono”: poi per alcuni, forse molti, era addirittura un dono divino, per altri, un dono naturale, genetico, quindi innato.
Poi c’erano i miei amici musicisti, sempre concentrati sul suonare, che stavano ore ed ore a fare scale, arpeggi, esercizi sugli strumenti: quelli considerati bravi erano, in realtà, solo i più veloci…e questo ricordava più il vecchio West che un’esigenza espressiva umana.
Poi c’erano gli insegnanti che mi obbligavano a torture inutili, come il solfeggio o la teoria senza nessuna finalità applicativa pratica né, tantomeno, espressiva.
Quindi si configurava un’alleanza tra pensiero mistico/religioso sul dono divino, pensieri fintamente atei sul talento naturale, musicisti palestrati, mondo dell’intrattenimento e didattica: tutti alleati…contro cosa? Pensavo ai primitivi: i primi esseri umani, probabilmente donne, che disegnavano sulle pareti delle caverne o costruivano rudimentali strumenti per produrre suoni che, ovviamente, non potevano aver imparato da nessuno: allora la musica è un’esigenza espressiva dell’essere umano, concludevo.
Poi spesso, per riprendere quanto detto prima, sognavo la musica e mi chiedevo: se nel sogno, che è pensiero non cosciente, non la sto realmente sentendo, vuol dire che nel pensiero umano profondo, non cosciente, la musica è qualcosa che possiamo pensare come immagine mentale, cioè senza uno stimolo fisico?
allora è per questo che quando ascoltiamo la musica, che in fondo fisicamente sono solo frequenze acustiche, ci emozioniamo?
non sarà che la musica è in grado di stimolare il nostro pensiero fino al punto di farci creare un’immagine mentale che essendo così impalpabile chiamiamo semplicemente sensazione o emozione?
Allora la musica è un’esperienza psichica, pensavo, esclusivamente umana, visto che il gatto non si emoziona sentendo Beethoven. Allora devo ricapitolare: se la musica è un’esigenza espressiva dell’essere umano, se riesce a farci reagire producendo qualcosa che chiamiamo emozioni, è chiaro che la fantasia umana è in grado di sentire e reagire a un’altra fantasia umana che ha cercato di esprimere con i suoni qualcosa del proprio mondo interiore.
Quindi contro cosa erano alleati quei pensieri di cui parlavamo prima?
Probabilmente contro la musica come linguaggio non razionale umano, come espressione del pensiero creativo-rappresentativo.
Ma senza questo pensiero a monte, il suonare, diventa una vuota pratica manuale più o meno ammirevole, il cantare diventa un emettere dei suoni senza senso, basta che siano intonati e a tempo.
Con questi pensieri non si può fare formazione della creatività, perché non si può fare musica: se non si forma un pensiero espressivo-rappresentativo originale, ci si condanna ad essere degli esecutori meccanici di suoni ideati da altri.
Voglio proporre un dato: da studi internazionali (Cathy Davidson) sappiamo oggi che il 65% dei bambini farà da grande un lavoro che nel momento del loro accesso alla prima elementare ancora non esiste.
Voi direte: e questo con la musica che c’entra? questo in realtà c’entra con tutta la formazione: formare un essere umano vuol dire principalmente formare il suo pensiero. La didattica, così sbilanciata verso l’esecuzione di cose già esistenti, produce cittadini non stimolati a ideare, inventare, non tenta di mettere in moto la creatività umana, quella fantasia che è madre di tante scoperte scientifiche come di altrettante meraviglie dell’espressione artistica umana. In questo senso una certa didattica produce una società di bravi impiegati, soldati, persone capaci solo di eseguire ordini o fare cose predisposte da altri: eseguire, in questo senso, non è lontano da obbedire.
Dall’adolescenza porto avanti questa ricerca sulla musica, che origina da una personale esigenza espressiva, che a sua volta ha dato vita ad una poetica che ha portato alla necessità di chiarire sempre meglio il senso di ciò che facciamo con i nostri suoni e il senso della stessa parola musica; ho scritto tante cose su questi argomenti, articoli, libri, c’è tanto materiale anche sul canale YouTube
https://youtube.com/playlist?list=PLH6Vrxt1aekoTpRC9lAQiHmcswxzGuGw_&si=UH5llNMeXLiNQc6_
Mi ha aiutato molto aver partecipato ai seminari di analisi collettiva, basati sulla teoria della nascita del prof. Massimo Fagioli, che ha rafforzato le mie idee sull’origine biologica del pensiero umano: la creatività è dell’essere umano, non c’è nessuna divinità o DNA che può determinare un dono particolare.
Da più di venticinque anni, per motivi ora lunghi da raccontare, ho iniziato a dedicarmi alla formazione musicale. Ovviamente da lì è partito tutto un confronto con tante persone diverse, ognuna con problemi diversi, con esigenze diverse, ognuna con una propria identità; nel corso di oltre venticinque anni mi hanno costretto a pensare, mi hanno costretto a trovare soluzioni alle loro difficoltà, che molto spesso sono di natura psicologica, sono difficoltà di pensiero.
Pensiero che, essendo persone con una dimensione artistica, dovrebbe essere fusione di pensiero cosciente e pensiero non cosciente. Questo metodo formativo, ANORA, è basato quindi su un approccio non razionale alla musica, un approccio che mette in primo piano la parte creativa ed espressivo-rappresentativa del pensiero umano, riportando la musica alla sua natura di espressione specifica della fantasia umana. Ci sono cose che però non ho mai raccontato perché forse appartengono intimamente a certi rapporti, e certe “lettere d’amore” dovrebbero forse restare un fatto privato…ma anche io apprendo dalle persone in formazione, proprio perché la nostra relazione è basata su un apprendimento che avviene per rapporto.
Ci siamo trovati a vivere questo rapporto particolarissimo, un rapporto tra artisti con diverse esperienze e capacità, che ha come obiettivo la formazione dell’identità artistica originale di ognuno. Nei nostri laboratori, che oggi hanno avuto un ulteriore sviluppo con l’apertura di un Laboratorio di Direzione Artistica della Produzione Musicale presso il Conservatorio L. Refice di Frosinone, ognuno è libero di fare il genere musicale che preferisce, non ci sono limiti di età né, e di questo sono veramente contento, di competenze tecniche. Non ci sono giudizi, né considerazioni estetiche: c’è solo la libertà assoluta di essere se stessi.
© Tony Carnevale
Abstract (EN)
This article challenges the widespread belief in musical talent as an innate or even divine gift, exposing how such narratives often conceal a passive and reductive approach to music development. Through personal reflection and long-term pedagogical experience, it argues that music is not primarily a technical skill, but a fundamentally human, non-rational language rooted in the creative and representational capacities of thought.
The text critiques traditional models of musical education that prioritize execution, speed, and technical proficiency over the development of expressive thinking. In doing so, it highlights the risk of reducing musicians to mechanical performers, disconnected from their own creative identity. Against this background, the author proposes a different perspective: creativity is not a privilege of the few, but an intrinsic human faculty that must be cultivated through fromative activities.
Drawing on over twenty-five years of work in music formative practices, the article introduces the ANORA approach (Non-Rational Approach to Music), which places the development of original artistic identity at the center of the learning process. In this framework, music is understood as an expression of human imagination, and learning emerges through relational experience rather than prescriptive instruction.
Ultimately, the article advocates for a rethinking of musical education as a process aimed at forming thought, not merely training technique, in order to restore music to its role as a living, expressive language of human creativity.