La Berklee Library acquisisce “Beyond Notes”

La Berklee Library acquisisce “Beyond Notes”

Una nuova avventura internazionale per una ricerca sulla Musica, sulla Creatività e sui Processi Formativi

Beyond Notes: Unlocking the Creative and Emotional Power Through Music, con il sottotitolo The ANORA Method: Psychodynamic Exploration for Music Education and Creative Development, è stato ufficialmente catalogato nella Stan Getz Library del Berklee College of Music di Boston.

La presenza di questo libro nella biblioteca di Berklee rappresenta un passaggio importante nel percorso internazionale di una ricerca che nasce in Italia molti anni fa e che, attraverso pubblicazioni, attività formative e divulgative, ha progressivamente fatto emergere, oltre alle innumerevoli altre, una domanda particolare: che cosa succede nell’essere umano prima che il movimento del pensiero non cosciente e l’esperienza psichica ad esso legata diventi suono, nota, forma, composizione, improvvisazione, interpretazione ed eventualmente produzione?

Da questa domanda si è messa in movimento una ricerca che ha portato a Beyond Notes, che oggi entra a far parte di una collezione accademica internazionale dedicata alla musica e diventa disponibile per essere letto, studiato, confrontato, discusso e criticato all’interno di uno dei contesti musicali più conosciuti e considerati al mondo.
Particolarmente significativi, rispetto ai contenuti del volume, sono anche i Subject Headings con i quali il libro è stato indicizzato nel catalogo:
Music – Psychological aspects
Music – Instruction and study

(clicca QUI per entrare nella pagina dedicata della Berklee Library)
Due indicazioni bibliografiche che intercettano aspetti centrali della ricerca sviluppata nel libro: la dimensione psicologica e psicodinamica dell’esperienza musicale e quella relativa alla formazione, all’apprendimento e allo sviluppo della persona attraverso la musica.

Una Ricerca Che Viene Da Lontano

Il percorso comincia intorno al 1985, con alcuni miei articoli dedicati alla reazione umana al suono, pubblicati su una rivista di psichiatria, ai quali fecero seguito nel tempo altri articoli, interviste e contributi attraverso i quali la ricerca iniziale cominciò progressivamente ad ampliarsi.
Un passaggio importante avvenne nel 2003, con un articolo pubblicato sulla rivista di psichiatria Il sogno della farfalla: dalla domanda sulla reazione dell’essere umano al suono, la ricerca portava inevitabilmente verso una questione ancora più radicale: che cos’è la musica?
Una domanda apparentemente elementare che andava oltre la definizione della musica come semplice organizzazione di suoni o sistema codificato di azioni: che cosa rappresenta la musica per l’essere umano? Da dove nasce un’idea musicale? Quale filo lega percezione, reazione emotiva, immaginazione ed espressione? Perché un’esperienza interna dell’essere umano cerca una propria rappresentazione attraverso il suono?
Cominciava così ad emergere sempre più chiaramente una dimensione antropologica della ricerca: la musica considerata come esperienza psichica, espressiva e rappresentativa dell’essere umano.
Queste domande non sono però nate da un’osservazione teorica esterna al fare musica, ma si sono invece sviluppate parallelamente alla mia esperienza di ascoltatore, studente di musica, musicista e artista professionista, compositore, ricercatore e formatore, che continua ancora oggi.
La riflessione sui processi creativi si confronta quindi continuamente con l’esperienza diretta del creare e rappresentare, con il momento in cui un’idea ancora indefinita comincia a trasformarsi in esigenza espressiva per poi assumere una forma, con le difficoltà che incontra, con le trasformazioni che subisce e con gli strumenti tecnici che diventano necessari per poterla realizzare.

Dalla Ricerca Alla Pratica Dei Laboratori

Nel 2000, presso il Conservatorio Licinio Refice di Frosinone, iniziarono le prime esperienze laboratoriali attraverso le quali questi interrogativi poterono essere affrontati direttamente nella pratica formativa, ed è importante, anche storicamente, fare una distinzione: nel 2000 il Metodo ANORA (Approccio NOn RAzionale), come formulazione compiuta e come metodo denominato in questo modo, non esisteva ancora, ma erano già presenti diversi princìpi che sarebbero successivamente diventati Metodo.
Proprio il confronto diretto con le persone, con i loro processi ideativi e creativi, con le difficoltà, le resistenze, le immagini e le possibilità espressive che emergevano durante il lavoro laboratoriale ha consentito a quei principi di essere progressivamente verificati, modificati, approfonditi e organizzati.
I laboratori hanno assunto denominazioni differenti nel corso degli anni; ciò che li collega non è quindi un nome rimasto immutato, ma la continuità di una ricerca e di una pratica formativa che si sono evolute nel tempo: oggi, infatti, questa linea prosegue presso lo stesso Conservatorio Licinio Refice attraverso il Laboratorio di Direzione Artistica della Produzione Musicale.

Un Percorso Di Ricerca E Di Interlocuzione Istituzionale

Nel corso degli anni questa esperienza ha incontrato anche differenti forme di attenzione e sostegno istituzionale: infatti, nel 2005 i laboratori hanno ottenuto il patrocinio della SIAE e sono stati sostenuti per diversi anni con il contributo dell’IMAIE.
In anni più recenti il Metodo ANORA è stato inoltre oggetto di un webinar organizzato da INDIRE, con la partecipazione del Ministero dell’Istruzione e del Merito, nel quale sono stato intervistato da Annalisa Spadolini, Presidente del Comitato nazionale per l’apprendimento pratico della musica per tutti gli studenti, sui principi e sulle prospettive del Metodo: nel commento conclusivo, la stessa Spadolini auspicava che una metodologia di questo tipo potesse trovare applicazione anche a livello istituzionale.
Sono passaggi diversi tra loro, che non costituiscono naturalmente un’unica forma di riconoscimento, ma documentano nel tempo occasioni concrete di confronto tra questa ricerca e differenti realtà della formazione e della cultura musicale.

Dai Laboratori Ai Libri

A partire dal 2010, la ricerca ha trovato un’ulteriore forma di elaborazione e sistematizzazione attraverso una serie di pubblicazioni: Il pensiero e il suono (2010) ha raccolto e sviluppato alcuni dei nuclei emersi negli anni precedenti; nel 2014 è seguito Il suono ritrovato, successivamente pubblicato in altre tre edizioni; sono arrivati poi Poetica, Ricerca e Formazione Musicale (2019), Formazione Musicale Psicodinamica (2020) e Oltre le note – Un approccio non razionale alla musica (2022).
Beyond Notes affonda esplicitamente le proprie radici in quest’ultimo, ma non si limita a trasferirne il contenuto in un’altra lingua: ne sviluppa ulteriormente la ricerca, inserendola in una prospettiva capace di dialogare con un pubblico internazionale e portando in primo piano, già nel sottotitolo, due dei concetti centrali: Psychodynamic Exploration e Creative Development.

Prima Delle Note

Il titolo Beyond Notes potrebbe far pensare soprattutto a qualcosa che si trovi “oltre” le note, ma una parte fondamentale della ricerca riguarda, in realtà, ciò che viene prima delle note: non si tratta, quindi, di negare la tecnica, la conoscenza o il linguaggio musicale, ma di interrogarsi su ciò che li rende necessari.
Prima della nota composta, scritta, suonata o cantata deve potersi formare un’idea/immagine, un’esigenza espressiva, qualcosa che possa poi essere trasformato in una forma musicale; è proprio in questa dimensione che entrano in gioco creatività, fantasia, immagini, emozioni e capacità espressive e rappresentative della persona.
La tecnica acquista allora il suo significato più profondo: diventa, cioè, una necessità legata a un’esigenza espressiva, lo strumento attraverso il quale ciò che nasce dall’esperienza umana può essere organizzato, rappresentato e trasformato in forma artistica.
Possiamo immaginare questo processo come una continuità:
esperienza umana → reazione e formazione dell’idea/immagine → esigenza espressiva → trasformazione in idea musicale/suono → organizzazione musicale → competenze tecniche → forma artistica.
La tecnica rimane, quindi, qualcosa di non eludibile. Cambia però il punto dal quale la osserviamo, soprattutto in questo momento storico nel quale non possiamo evitare una integrazione dell’intelligenza artificiale come strumento di supporto nei percorsi formativi: non più soltanto qualcosa da acquisire preventivamente e accumulare come conoscenza astratta, ma anche uno strumento che diventa necessario nel momento in cui esiste qualcosa che chiede di essere espresso in modo coerente e adeguato.

Ideazione E Composizione

Da questa prospettiva nasce uno dei problemi centrali affrontati dal Metodo ANORA: quello dell’ideazione.
Nella formazione musicale, infatti, impariamo a scrivere, eseguire, interpretare, analizzare e organizzare il materiale musicale, ma esiste un momento precedente, quello nel quale qualcosa deve ancora essere “pensato”.
Nel Metodo ANORA l’ideazione viene assunta esplicitamente come oggetto autonomo del processo formativo, distinto ma connesso alla successiva elaborazione compositiva e tecnica.
Questo conduce a una domanda che considero sempre più importante:
Quando si insegna a comporre, si sta formando il processo creativo oppure si insegna a organizzare tecnicamente il risultato di un processo creativo che si presume già esistente?
La domanda non intende contrapporre ANORA all’insegnamento della composizione, né mettere in discussione il valore del lavoro svolto dai docenti della materia: un esercizio di composizione può infatti sollecitare implicitamente processi creativi senza per questo costituire di per sè una formazione specifica dei processi ideativi.
E la distinzione è importante: significa domandarsi se la capacità di creare idee/immagini, intenzioni più o meno coscienti, necessità espressive, debba essere semplicemente presupposta oppure possa diventare essa stessa oggetto di attenzione formativa.

La Ricerca Dell’Identità Artistica Originale

Il lavoro sui processi creativi ha progressivamente posto al centro un altro tema fondamentale: la ricerca, la formazione e lo sviluppo dell’identità artistica originale.
L’obiettivo non è trasmettere un modello o indicare alla persona che cosa debba creare ma, al contrario, il problema è costruire le condizioni perché possa riconoscere ciò che le appartiene, sviluppare una propria intenzione espressiva e trovare gli strumenti necessari per darle forma, con il supporto del formatore e del gruppo creativo che si forma, conseguentemente alla metodologia ANORA, all’interno dei laboratori.
Da questo punto di vista, il Metodo ANORA non vuole formare persone che creino secondo un modello e, tanto meno, persone che creino come il suo autore; la mia esperienza personale sui processi creativi rappresenta inevitabilmente una delle origini della ricerca, ma il passaggio decisivo consiste proprio nell’uscire dall’esperienza personale per entrare in risonanza con le idee/immagini dei partecipanti ai laboratori.
Non si tratta, cioè, di mostrare agli altri come sono riuscito io a creare, o sovrapporre il mio pensiero creativo a quello di qualcun altro, ma di cercare di comprendere quali condizioni possano permettere a un’altra persona di trovare la propria possibilità creativa, anche quando pensa di non possederla; è questa differenza a rendere centrale la questione dell’identità artistica: non invitare a riprodurre o imitare, ma creare le condizioni perché una risposta personale possa emergere.

La Dimensione Psicodinamica Dei Processi Creativi

La parola Psychodynamic, presente nel sottotitolo di Beyond Notes, non è quindi accessoria.
Nel corso della ricerca è diventato sempre più evidente che il processo creativo non può essere osservato soltanto attraverso il suo risultato; creare significa confrontarsi anche con immagini interne, aspettative, resistenze, timori, esposizione personale, capacità di ascolto, relazione con gli altri e rappresentazione di sé. Quindi parlare di una dimensione psicodinamica nella formazione musicale non significa trasformare la formazione in psicoterapia, ma riconoscere che, quando una persona crea, non mette in movimento soltanto conoscenze e competenze tecniche, ma mette inevitabilmente in gioco anche la propria esperienza psichica e relazionale.
In questo percorso ha contribuito anche la mia esperienza, di oltre trent’anni, all’interno della ricerca sul non cosciente dell’essere umano che si è svolta nei seminari di analisi collettiva, condotti dallo psichiatra Massimo Fagioli, che ha fornito ulteriori strumenti di attenzione alle dinamiche non razionali, emotive e relazionali.
Il Metodo nasce, quindi, dalla convergenza di esperienze differenti: il rapporto con la musica fin dalle prime esperienze d’ascolto, la formazione musicale come autodidatta, la successiva formazione accademica e la concreta pratica artistica e professionale, la composizione, la produzione, la ricerca, il lavoro laboratoriale e la relazione formativa.
È all’interno di questa convergenza che si è andata sviluppando la definizione di Psicodinamica dei Processi Creativi.

Si Può Formare La Creatività?

Dietro tutto questo rimane una questione ancora più ampia, cioè se la creatività sia una qualità “innata” che dobbiamo semplicemente aspettare di trovare e riconoscere in alcune persone, oppure una possibilità umana della quale la formazione può prendersi cura.
Affermare che la creatività possa essere sviluppata non significa sostenere che tutti possano diventare grandi compositori o artisti, né negare differenze individuali, sensibilità o capacità soggettive; significa però non identificare automaticamente la possibilità creativa con un dono riservato a pochi, ma riconoscerlo come diritto all’espressione attraverso i suoni che riguarda tutti gli esseri umani indistintamente e a qualsiasi livello di conoscenza e cultura.
Se la creatività è anche capacità di immaginare, trasformare, scegliere, collegare elementi, produrre “senso” e rappresentare un’esperienza attraverso una forma, allora esistono condizioni che possono favorirne oppure ostacolarne lo sviluppo.
La questione torna quindi ad essere anche una responsabilità formativa:
La creatività è qualcosa che aspettiamo di trovare nelle persone, oppure qualcosa di cui la formazione deve imparare responsabilmente a prendersi cura?

Creatività E Cittadinanza Attiva

Questa domanda non riguarda soltanto, ovviamente, la formazione dei musicisti, ma possiede anche una dimensione sociale: sviluppare la creatività significa anche educare alla cittadinanza attiva, perché significa formare persone capaci non soltanto di eseguire ciò che è già stato pensato da altri, ma di produrre idee, compiere scelte, assumersene la responsabilità e trasformarle in forme condivisibili.
La musica rappresenta, da questo punto di vista, un territorio straordinariamente concreto nel quale esercitare questa possibilità; una persona può imparare a riprodurre con grande competenza ciò che altri hanno scritto e pensato, e questa capacità ha un valore enorme e non deve essere svalutata.
Ma esiste un’altra domanda formativa: siamo capaci anche di costruire condizioni nelle quali quella persona possa produrre un pensiero proprio?
Non si tratta di scegliere tra interpretazione e creazione, tra tecnica e immaginazione, tra tradizione e ricerca, ma di evitare che una sola di queste dimensioni venga fatta coincidere con l’intera esperienza musicale.

Un Metodo, Un Progetto, I Laboratori, Un’Associazione

Nel tempo, intorno a questa ricerca, sono nate realtà con funzioni differenti che è utile distinguere:
• Il Metodo ANORA costituisce la formalizzazione metodologica della ricerca e della prassi formativa.
• ANORA Project rappresenta una dimensione progettuale più ampia, nella quale ricerca, pratica creativa, collaborazioni, sperimentazione e divulgazione possono incontrarsi.
• I Laboratori ANORA costituiscono uno dei principali luoghi di applicazione, sperimentazione e sviluppo del Metodo: infatti le singole attività possono assumere una denominazione specifica, mantenendo questa appartenenza comune.
• L’Associazione Culturale ANORA svolge invece una funzione collettiva e istituzionale di promozione, diffusione e confronto intorno alla ricerca e alle sue applicazioni.

La dimensione necessariamente collettiva di queste attività non modifica però la genealogia del Metodo, che può essere studiato, utilizzato, sperimentato, discusso e sviluppato attraverso il contributo di persone e istituzioni differenti pur avendo la sua origine in una esperienza individuale.
Distinguere l’autorialità del Metodo dalla pluralità delle persone che possono incontrarlo e applicarlo non serve a chiuderlo intorno al suo autore ma, al contrario, permette di renderne chiara l’origine proprio mentre comincia a vivere anche attraverso esperienze differenti.

Un Dialogo Con Berklee Già Iniziato

In questo percorso si inserisce anche il rapporto con Simone Scazzocchio, docente al Berklee College of Music di Boston, che ha scritto anche la presentazione di Beyond Notes e si è formato, nei primi anni 2000, nei miei laboratori attraverso i princìpi del metodo ANORA.
Nel tempo abbiamo mantenuto un dialogo sui temi della musica, della creatività e della formazione, documentato anche nella conversazione in inglese ANORA Meets Berklee, che potete trovare cliccando QUI

La conversazione ANORA Meets Berklee, realizzata quando il libro era ancora nel processo di acquisizione da parte della biblioteca, assume oggi anche un significato ulteriore alla luce dell’avvenuta catalogazione di Beyond Notes.

Da Oltre Le Note A Beyond Notes

La presenza di Beyond Notes nella Stan Getz Library assume per me un significato particolare anche per la storia editoriale dalla quale il libro proviene; infatti la sua radice italiana è Oltre le note – Un approccio non razionale alla musica: già quel titolo indicava la necessità di non identificare la musica esclusivamente con ciò che può essere scritto, analizzato o tecnicamente organizzato.
Beyond Notes sviluppa quella prospettiva e la porta in una dimensione internazionale, ponendo esplicitamente il Metodo ANORA, la dimensione psicodinamica e lo sviluppo creativo all’interno della propria identità editoriale; ecco perché la catalogazione a Berklee rappresenta non soltanto la presenza di un nuovo libro in una biblioteca, ma un ulteriore passaggio nella circolazione di una ricerca che ha attraversato più di quarant’anni di esperienza musicale, riflessione, pratica artistica e formazione.
Naturalmente un libro non acquista valore perché si trova su uno scaffale prestigioso: il valore di una ricerca si misura anche nella capacità di esporsi al confronto.
Essere, cioè, presente in una biblioteca significa poter essere trovato da qualcuno che non conosce l’autore, letto senza mediazioni, utilizzato, contestato, approfondito, messo in relazione con altre ricerche, ed è soprattutto questo il significato che attribuisco alla presenza di Beyond Notes nella Stan Getz Library del Berklee College of Music: una ricerca nata in Italia e sviluppata attraverso decenni di esperienza artistica e formativa dispone oggi di un ulteriore luogo nel quale può essere incontrata.
Il libro è inoltre disponibile internazionalmente su Amazon, edito da SOUNDTRACK (clicca QUI), consentendo a musicisti, studenti, docenti, ricercatori e persone interessate ai processi creativi di accedere direttamente al lavoro.
Per l’Associazione Culturale ANORA, nata anche per favorire la diffusione e il confronto intorno a questo pensiero, questa nuova possibilità di circolazione rappresenta quindi un passaggio coerente con la propria funzione; ma un libro che entra in una biblioteca non conclude un percorso, può, se mai, aprirne un altro: una ricerca acquista infatti senso quando può essere letta, utilizzata, verificata, discussa, criticata e confrontata con esperienze e prospettive differenti.
La presenza di Beyond Notes nella Stan Getz Library del Berklee College of Music rappresenta, quindi, un nuovo punto di passaggio di una ricerca iniziata molti anni fa e ancora in evoluzione, una ricerca nata interrogandosi sulla reazione umana al suono e arrivata progressivamente a interrogarsi sulla creatività, l’ideazione, la formazione e l’identità artistica.
E forse, dopo tanti anni, la domanda rimane ancora quella più semplice e più difficile:
prima di insegnare a organizzare le note, quanto spazio viene dedicato alla formazione di ciò che rende quelle note/suoni necessarie/i?

© Tony Carnevale

Abstract (EN)

Beyond Notes: Unlocking the Creative and Emotional Power Through Music, subtitled The ANORA Method: Psychodynamic Exploration for Music Education and Creative Development, has been officially cataloged in the Stan Getz Library at Berklee College of Music in Boston. This new international step provides an opportunity to retrace more than forty years of research into music as a human, psychic, expressive, and representational experience. Beginning with studies on the human response to sound in the mid-1980s, the research progressively developed through artistic practice, educational workshops, publications, and the formulation of the ANORA Method. At its core lies a fundamental question: what happens before notes become composition, performance, or production? The article explores the distinction between ideation and composition, the psychodynamic dimension of creative processes, the development of an original artistic identity, and the possibility of approaching creativity as a human capacity that education can actively foster. It also examines the relationship between creative development and active citizenship, while tracing the historical path from the early workshops to Beyond Notes and its inclusion in Berklee’s academic library collection.

Beyond Notes – Berklee Library Catalog



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