22 Mar La Dignità Umana Nel Teatro Di Mozart: Amore E Pensiero Creativo
La serie di articoli su Mozart, che si conclude con quello di oggi, non vuole essere una lettura storica o filologica del grande compositore, né intende sostituirsi alla ricerca musicologica. Vuole invece offrire uno sguardo che metta in relazione la realtà umana del compositore e il linguaggio musicale che ne nasce, mostrando come una visione della musica intesa come esperienza umana e relazionale possa diventare anche strumento di lettura della musica di ogni tempo. L’articolo segue il precedente “Luci e ombre nel movimento dei suoni di Mozart”, pubblicato sul TC Journal.
[Ascolto: “Non più andrai farfallone amoroso” da Le Nozze di Figaro]
Clicca il link: https://youtu.be/bKBGRO-GYYo?si=GAmQEPHtBsi4ZX–&t=8
Lo scontro tra il conte e Figaro è sull’orrendo ius primae noctis, che il conte vorrebbe esercitare sulla serva Susanna, promessa sposa di Figaro; la moglie del conte, oggetto del desiderio del giovane Cherubino, è una donna innamorata che sta vicina al marito con l’idea di migliorarlo. I servitori hanno tutti un rapporto di complicità con la contessa; anzi, il rapporto tra la serva Susanna e la contessa è di vera e propria sorellanza. Sembra proprio che il duo Mozart-Da Ponte voglia difendere e mettere in pieno risalto l’immagine femminile, il che andrebbe perfettamente a braccetto con l’infinito e concreto amore che Mozart manifesta per la moglie Costanza – Stanzi, come la chiamava lui -, figura poco considerata dagli storici, ma che rappresenta probabilmente una chiave per leggere meglio la vita e quindi le opere di questo genio della musica.
Nelle lettere a sua moglie, accanto alle continue dichiarazioni d’amore, allude spesso a un rapporto molto carnale.
Mozart ha sempre amato concretamente le donne e rispettato la loro libertà: le sue amiche erano donne colte, poetesse, scrittrici, cantanti, ed era stato lui a sostenere le aspirazioni da compositrice della sorella Nannerl, l’altra enfant prodige della famiglia.
Mozart non ama il dongiovannismo e quindi neppure Don Giovanni, un nobile libertino che colleziona le donne come oggetti e le distrugge con l’inganno.
Forse qualche storico della musica non sarà d’accordo, ma l’opera è solo all’apparenza una semplice condanna del libertinismo; forse nasconde qualcosa di più politicamente rivoluzionario: Don Giovanni rappresenta una nobiltà vuota e annoiata che diventa anche omicida a causa delle sue malefatte; Leporello, il suo servitore, rappresenta la complicità di una parte del popolo con i padroni, la complicità della convenienza e della vigliaccheria. Zerlina rappresenta la debolezza di un mondo contadino che vacilla di fronte alle lusinghe della nobiltà.
Il fantasma del Commendatore ucciso da Don Giovanni, che torna per invitarlo a pentirsi, rappresenta la giustizia, anche se in questo caso ammantata di soprannaturale.
Ma Don Giovanni, il nobile, non si pente: travolto da un turbine orchestrale impressionante, l’ormai condannato a morte sprofonderà tra le fiamme dell’inferno, come di lì a poco farà l’Ancien Régime con la Rivoluzione Francese.
[Ascolto: “Don Giovanni a cenar teco” dal Don Giovanni]
Clicca il link: https://youtu.be/7cb1QmTkOAI?si=SwLjjVNlGP4r0CRs
Mozart pagherà per questo con l’isolamento da parte dei salotti viennesi, cadendo in una sempre crescente difficoltà economica che lo costringerà a umiliarsi chiedendo prestiti in continuazione: nonostante questo e nonostante la salute sempre più cagionevole, si dà un gran da fare per far star bene Costanza, alla quale scrive sempre con grande amore, cercando di non angosciarla.
Nonostante tutto: sembrano essere due parole che rendono bene l’idea della vita di Mozart.
Quale forza può sostenere un uomo in quelle condizioni, tale da permettergli di continuare a scrivere a livelli sempre più profondi?
La vitalità? Ci verrebbe da rispondere…ma senza quell’amore per lei, amore che forse va anche al di là di Costanza stessa per essere un rapporto d’amore mai interrotto con un’immagine femminile ideale, senza quel rapporto la vitalità sarebbe stata capace di una tale resistenza? È un uomo capace di iniziare a scrivere queste note il giorno dopo la morte di sua figlia Teresa.
[Ascolto: I Movimento della Sinfonia n.40]
Clicca il link: https://youtu.be/0sGqkMU-mGQ?si=Jq1nCnCpOfIJN-Nm
Niente sembra poter interrompere il filo del pensiero creativo di un uomo che riesce, non stando neanche bene fisicamente, a lavorare contemporaneamente al Requiem e al Flauto Magico, altra opera grandiosa.
Il trittico mozartiano delle opere buffe italiane si chiude con la composizione di Così fan tutte, opera che merita un discorso a parte anche per un particolare curioso. Nel finale del primo atto, infatti, Mozart e Da Ponte inseriscono una scena che allude al mesmerismo, la teoria del “magnetismo animale” resa celebre dal medico Franz Anton Mesmer. Il riferimento non è casuale: Mesmer apparteneva all’ambiente frequentato dalla famiglia Mozart, e la tradizione lo collega perfino agli inizi teatrali del giovane Wolfgang. In questo caso, però, ciò che conta soprattutto è l’intelligenza “ironica” con cui il teatro mozartiano assorbe e trasforma in scena una moda culturale del suo tempo.
Ci avviamo a concludere questo articolo, e sarebbe bellissimo avere il tempo per parlare anche di Mozart come maestro, dell’amore per alcuni suoi allievi che faceva vivere a casa sua, in un rapporto che si spiega soltanto con un’idea di formazione basata sulla necessità di un vissuto umano di intimità creativa. Una grande idea.
E sarebbe bello parlare anche dell’incontro con un giovane di diciassette anni, al quale diede un tema da improvvisare e poi disse: «Tenete d’occhio questo ragazzo: farà parlare di sé il mondo.»
Mozart non aveva forse ben capito cosa fosse successo in quell’incontro, ma aveva intuito che la storia della musica stava voltando pagina e che sarebbe cominciato un mondo nuovo, del quale un altro genio, Beethoven, sarebbe stato il poeta.
Gli ultimi giorni della sua vita Mozart li ha passati a cercare di completare quel Requiem che gli era stato commissionato da un losco nobile che voleva spacciarlo per una propria composizione.
[Ascolto: Confutatis, dal Requiem]
Clicca il link: https://youtu.be/T8GZ_W5XjW0?si=YjhqqovNbP7286u1
Scriveva: «ho l’impressione che sto scrivendo questo Requiem per me». Non riuscì a completarlo ma lo fecero i suoi allievi, in particolare quel Süssmayr che era anche suo caro amico, e fidato al punto tale da affidargli spesso la cura dell’amata Stanzi, oltre che le preziosissime copie della sua musica: e proprio queste sono forse le cose che hanno permesso a Süssmayr di completare il Requiem: fare le copie della sua musica, ripercorrere un filo creativo assorbendo, in qualche modo, il movimento e il metodo di pensiero costruttivo, e rapportarsi con gli affetti a lui e alla sua Stanzi.
[Ascolto: “Lacrimosa”, dal Requiem]
Clicca il link: https://youtu.be/FUaIUHYfhjs?si=bsaiSXy5KFbqDnTp&t=59
Queste sono le ultime note che ha scritto. Il 5 dicembre del 1791 muore un genio, ma il genio è umano e l’umanità è tale perché capace di toccare queste vette di pensiero e di creatività. Ce ne sono già stati, e magari in questo momento un altro genio, uomo o donna, sta già lavorando a qualcosa di straordinario, una scoperta, un’opera, o semplicemente sta ancora guardando i cartoni animati in attesa di crescere e fare qualcosa di importante per gli altri.
«Non è un elevato grado di intelligenza, e nemmeno l’immaginazione, e nemmeno le due cose assieme che creano un genio. Amore, amore, amore, quella è l’anima del genio.»
Diceva Mozart. L’amore sembra essere il contenuto delle sue linee sonore, l’inchiostro rosso dove intinge il pennino per tracciare segni che saranno poi tradotti in suono e arrivare ad altri esseri umani capaci di sentire quel rosso, rendendolo, così, universale.
Amore per gli esseri umani.
Con questo si conclude la serie di articoli su Mozart, e anche il mio piccolo tentativo di provare a restituire qualcosa delle emozioni che mi ha regalato con la sua musica.
Saremo sempre in debito.
© Tony Carnevale
Abstract (EN)
This article explores the human dimension at the heart of Mozart’s musical theatre, where love, dignity, and creative thought converge into a unified expressive language. Through works such as Le Nozze di Figaro, Don Giovanni, and Così fan tutte, Mozart reveals a vision of humanity that transcends social roles and conventions, placing at its center the complexity of human relationships and the moral tension between power, freedom, and responsibility.
Beyond historical and stylistic analysis, the article reflects on the deeper force that sustains Mozart’s creative process: a form of love that is not abstract, but lived, embodied, and inseparable from artistic creation itself. Even in the face of personal hardship, illness, and loss, Mozart’s work appears as the uninterrupted flow of a creative thought rooted in human experience.
The final reflection suggests that genius is not merely the result of intelligence or imagination, but the expression of a profound capacity for love—an energy that transforms sound into a universal human language.