Luci e ombre nel movimento dei suoni di Mozart

Luci e ombre nel movimento dei suoni di Mozart

La serie di articoli su Mozart che continuiamo a proporre con quello di oggi non vuole essere una lettura storica o filologica del grande compositore, né intende sostituirsi alla ricerca musicologica. Vuole invece offrire uno sguardo che metta in relazione la realtà umana del compositore e la musica che ne nasce, mostrando come una visione della stessa, intesa come esperienza umana e relazionale, possa diventare anche strumento di lettura della musica di ogni tempo. L’articolo segue il precedente “Mozart: la dialettica degli affetti”, pubblicato sul TC Journal.

 

Luci e ombre nel movimento dei suoni di Mozart

 

…non solo luci, dunque, ma anche ombre appaiono nel movimento dei suoni di Mozart, come se da una parte volesse affermare la forza della vita, con ritmi decisi spesso associati a tonalità maggiori, dall’altra sentirne e rappresentarne la fragilità con un andamento sincopato e ansimante, quasi affannoso e apparentemente instabile, che spesso associa a tonalità minori, soprattutto a quella tonalità di Re minore che ha utilizzato nelle sue opere di carattere più drammatico, come il Don Giovanni e il Requiem. Eccone un esempio.

[Ascolto: I Movimento del Concerto per Pianoforte e Orchestra K 466]

Clicca il link: https://youtu.be/ZgVosYZs8DU?si=tErJAcFe3UsLEqzl

Nella sua musica non ci sono difficoltà gratuite né forzature sugli strumenti, anzi la sua musica sembra andare dove può solo andare, quasi seguisse un impensabile movimento naturale e autonomo.

A volte, componendo, succede. A lui sembra succedere sempre. Una delle esperienze più importanti per il Mozart compositore fu il contatto con l’orchestra di Mannheim, un incredibile collettivo di esecutori e compositori di ottimo livello, che gli fece conoscere possibilità timbriche nuove – come il clarinetto – e sfumature del suono che userà in modo straordinario, come ad esempio il crescendo dinamico, un elemento compositivo che stacca dal precedente periodo barocco, nel quale prevalevano contrasti netti tra piano e forte. In quel periodo si innamora della cantante Aloysia Weber: chissà se e in che modo quel grande movimento di emozioni nuove, d’amore, possa essersi fuso con le scoperte di nuove possibili sonorità.

Il Mozart maturo deve fare i conti a Vienna non solo con l’invidia dei colleghi – che tentano di ostacolarlo in tutti i modi – ma anche con le loro capacità e notorietà: adesso non è più il simpatico e talentuoso piccolo Wolfgang, ben accolto da tutti, ma un compositore adulto e bravissimo che deve trovare spazio tra gli altri.

Questo lo costringe, probabilmente, ad un importante cambiamento dell’immagine di se stesso, ad una veloce maturazione già segnata da eventi dolorosi, come la morte della madre e la delusione per l’amata Aloysia, che aggiungeranno al suo stile una crescente profondità espressiva. C’è poi l’insistente necessità di procurarsi il lavoro, sia le lezioni di pianoforte, che odiava dare, sia le commissioni come compositore e i concerti come pianista.

Da notare che purtroppo il diritto d’autore, che gli avrebbe cambiato la vita, nascerà nel 1793, due anni dopo la sua morte.

Mozart aveva dato il meglio di sé come pianista ed era proprio il concerto per pianoforte e orchestra ciò che gli permetteva di suonare in pubblico, portando a maturazione qualcosa che sarà proseguito da Beethoven: non più l’alternarsi tra il solista e l’orchestra, ma un continuo e appassionante dialogo.

E anche se a volte la tristezza sembra mostrare il suo volto tra i suoni, non ci dà mai la sensazione di diventare depressione, nel senso che non riesce a fermare il movimento fluente della fantasia.

[Ascolto: II Movimento del Concerto per Pianoforte e Orchestra K 488]

Clicca il link: https://youtu.be/j8e0fBlvEMQ?si=QPUaO60A15K5Vbp3

In Mozart c’è dunque un delicato equilibrio di gioco e dramma, ironia e tristezza. Il 1787 è forse l’anno che meglio esprime tutto questo, l’anno del dolore, misto forse a un senso di liberazione, per la morte del padre.

È anche l’anno in cui studia a fondo Bach; un particolare che a qualcuno potrebbe interessare, è anche l’anno in cui Antonio Canova completa il gruppo scultoreo Amore e Psiche.

È un anno di lavoro febbrile, che presuppone anche la necessità di una grande salute fisica per sostenere i ritmi indiavolati della composizione. È l’anno del trionfo a Praga delle Nozze di Figaro, l’anno della composizione del dramma giocoso Don Giovanni, entrambe frutto della collaborazione con Lorenzo Da Ponte, un interessante poeta e avventuriero italiano, una specie di “Casanova”. Sembra, tra l’altro, che Giacomo Casanova stesso abbia contribuito ad alcune modifiche del libretto.

In Mozart, la drammaturgia musicale non va intesa come un’opera dove la musica è un elemento secondario che accompagna un dramma fondato su presupposti letterari, ma è l’elemento primario che può già costituire il dramma musicale in quanto tale.

Le Nozze ci rivelano un Mozart straordinariamente ironico, anche se l’aspetto più significativo dell’opera resta certamente quello sociale e politico, con un messaggio di esplicito e coraggioso consenso ai valori borghesi a scapito dei privilegi dell’aristocrazia. Un messaggio rivoluzionario: padroni e servi sono messi sullo stesso piano, gli esseri umani sono uguali in quanto tali e non per i titoli. Figaro, il servitore, si rapporta al Conte alla pari, senza sottomissione; anzi, sembra l’unica figura maschile dotata di dignità e vero amore per la donna.

Praticamente tutti i personaggi nobili e maschili di queste opere, vengono proposti come dei perfetti imbecilli.

E questo non è certo stato gradito dalla nobiltà dell’epoca.

Con una straordinaria connotazione data dall’orchestra ai personaggi, tutta l’atmosfera dell’opera si regge sulla tematica dell’amore e della sensualità, con un intreccio pazzesco di tentativi di seduzione tra i vari personaggi che vanno quasi sempre a fallire, come a voler proporre che l’amore vero e l’onestà trionfano su tutti gli inganni, anche quelli orditi molto astutamente.

Continua…

© Tony Carnevale

Abstract

This article continues the exploration of Mozart begun in the previous TC Journal essay “Mozart: The Dialectic of the Affections.” Rather than offering a historical or strictly musicological analysis, the focus is on the relationship between the human experience of the composer and the musical language that emerges from it.

Mozart’s music often reveals a delicate balance between light and shadow: energetic rhythms and bright tonalities that affirm life coexist with moments of fragility, tension, and expressive depth, frequently associated with minor tonalities such as D minor. The article reflects on how these contrasts may relate to Mozart’s personal experiences and artistic development, from his encounter with the Mannheim orchestra and its new orchestral possibilities to the challenges of his mature years in Vienna.

Special attention is given to the piano concertos, where Mozart develops a new type of dialogue between soloist and orchestra, and to the extraordinary creative year of 1787, marked by the composition of Le Nozze di Figaro and Don Giovanni in collaboration with Lorenzo Da Ponte. In these works, music itself becomes the primary dramatic force, capable of expressing irony, sensuality, and social critique with remarkable vitality.

Through these reflections, the article proposes a broader idea: that music can be understood not only as a formal structure, but as a deeply human and relational experience, capable of revealing the emotional movement of life itself.



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