01 Mar “…tell me where is fancy bred”
Si dice che gli artisti abbiano avuto sempre la “sapienza” e non la “conoscenza”: sanno, cioè, realizzare opere originali anche di grande livello, ma non per questo sanno poi capire anche “perché”, o essere in grado di portare qualcun altro a realizzare una propria opera originale.
Chi ha la conoscenza, ad esempio lo scienziato, può comunicare agli altri le cose che ha scoperto e renderle patrimonio di tutti.
L’artista, nella storia, non ha potuto fare molto in questo senso, ma è potuto magari accadere che un’opera d’arte possa aver acceso in un altro essere umano il fuoco della passione per l’espressione artistica, e quindi contribuito alla nascita di un nuovo artista. Oppure aver stimolato, in qualche modo, il pensiero di uno scienziato.
Ascolta/vedi: https://youtu.be/va_an7DESlo?si=E8TvXYus1Xc-vbfU
«Tell me where is fancy bred», dimmi dove nasce la fantasia, scriveva Shakespeare.
Per chi vuole fare formazione in ambito creativo-artistico, è una domanda alla quale è necessario dare risposta.
Il fatto che Mozart fosse credente, ci dimostra che per un artista, l’essere ateo non sarebbe una condizione imprescindibile per produrre capolavori.
Ma se l’artista decide di fare il formatore, deve avere idee chiare sui processi creativi, su cosa siano il pensiero e la fantasia umana: ciò implica una posizione atea, nel senso di escludere qualsiasi origine trascendente della creatività, per poterla indagare come processo umano conoscibile e per creare le condizioni in cui essa possa essere stimolata.
In questo senso, la Teoria della Nascita elaborata dallo psichiatra italiano Massimo Fagioli, proponendo la derivazione biologica del pensiero umano e della realtà psichica, ha rappresentato per me un riferimento decisivo, un punto di partenza dal quale ho potuto sviluppare in ambito musicale e formativo una ricerca autonoma: ridefinire i processi creativi e riportarli all’umano, demolendo tutto l’impianto religioso o il determinismo genetico, per permetterci di rivedere aspetti dell’arte abbandonati a concezioni che sottraggono la creatività all’umano e quindi alla possibilità di conoscerla.
Al di là di parole come “talento”, “predisposizione”, “dono”, che impediscono di fare ricerca sulla possibilità di sviluppare – spesso liberare – la creatività in altri esseri umani. La creatività è quindi un patrimonio dell’umanità, non un privilegio di pochi. Poi ci sono i livelli, ovviamente. L’artista che si vuole impegnare nel difficile compito di formare altri artisti ha oggi quindi a disposizione la conoscenza necessaria. Può stabilire, senza confondersi, un rapporto su base creativa con un altro essere umano, creando le condizioni per un tipo di apprendimento nuovo, lontanissimo da quello nozionistico, di cui abbiamo già ampiamente trattato (vedi articoli precedenti sul TC Journal): un apprendimento per rapporto, un approccio non razionale capace di produrre un cambiamento profondo nel pensiero dello studente, nell’assetto con il quale affronta la musica.
E non solo. Ci vuole un’idea diversa di musica, una nuova poetica che guidi una nuova metodologia: deve essere chiaro che l’espressione attraverso i suoni non è un privilegio di pochi, ma un diritto naturale di tutti gli esseri umani.
Certe capacità, che poi chiamiamo talento, si sviluppano per circostanze favorevoli soprattutto negli anni dell’infanzia, in particolare in quel primo anno di vita del quale non abbiamo ricordi coscienti ma solo memoria profonda: ecco perché si è poi portati a pensare che ci si nasce. In realtà quelle possibilità appartengono potenzialmente a tutti, e tutti possono diventare – non nascere – musicisti, anche se poi si raggiungeranno diversi livelli di sviluppo: Tarzan non parlava, non perché non ne avesse la possibilità, ma perché nessun gorilla avrebbe potuto stimolargli quella capacità che faceva invece parte del suo potenziale umano. Che il problema sia che molti insegnanti somigliano più ai gorilla? È chiaro che in questo caso – quello di Tarzan – stiamo parlando del linguaggio verbale, ma anche l’espressione attraverso i suoni, la musica, è un linguaggio espressivo umano non razionale che appartiene a tutti indistintamente, sia a chi la fa, sia a chi l’ascolta, altrimenti questa particolare comunicazione tra esseri umani non sarebbe possibile. In questo senso, tutti facciamo esistere, creandola con la fantasia, nella mente, qualcosa che non esisterebbe altrimenti, che non appartiene alla natura inanimata. Facciamo esistere la musica. Quindi, tra virgolette, siamo tutti musicisti. Ma non è detto che si debba sentire per forza anche l’esigenza di fare musica. Resta una possibilità.
Poi fare i musicisti di mestiere è un’altra cosa ancora; ma questo, come tanto altro di cui qui non abbiamo parlato, ce lo racconteremo in un’altra occasione.
© Tony Carnevale
Questo articolo conclude una breve serie di riflessioni pubblicate nel TC Journal:
1 – Musica: al di là dei luoghi comuni, cos’è?
2- La reazione umana al suono
3- Oltre il modello: profondità, percezione e pensiero musicale
Abstract (EN)
This article concludes a short series of reflections published in the TC Journal on the nature of music, human reaction to sound, and musical thought.
Starting from Shakespeare’s question — “Tell me where is fancy bred” — the focus shifts from artistic production to artistic formative practice. While artists may possess creative wisdom, this does not necessarily imply a conscious understanding of the processes that generate creativity, nor the capacity to stimulate it in others.
The “Theory of Birth,” developed by Italian psychiatrist Massimo Fagioli, proposed the biological derivation of human thought and psychic reality. This perspective offered a theoretical foundation for redefining creative processes within a fully human framework, rejecting both religious and genetic determinism. In formative contexts, creativity cannot be conceived as a transcendent gift, but must be understood as a human process open to inquiry.
Concepts such as “talent,” “predisposition,” or “gift” often prevent deeper investigation into how creativity can be developed — and sometimes liberated — in other human beings. Creativity, in this view, is a shared human heritage rather than a privilege of a few, even if different levels of development naturally emerge.
Music, as a non-rational expressive language, belongs to all. It comes into existence through human imagination. In this sense, every human being is potentially a musician, even if not everyone chooses to pursue music professionally.